Attentati di Parigi, Anonymous dà vita a #OpParis

Attentati di Parigi, Anonymous dà vita a #OpParis

domenica 15 novembre 2015 > English > français

Alle 22.55 del 13 ottobre 2015 la notizia degli attentati di Parigi è cominciata a rimbalzare su tutti i canali internet. Notizie confuse all’inizio, che durante le ore successive hanno preso forma con il bilancio di 7 attentati coordinati in varie zone della capitale francese e che hanno avuto un bilancio di oltre 128 morti. Così mentre i governi prendono le misure di sicurezza contro il terrorismo e mentre il mondo è sotto shock e il tamtam sui social per la solidarietà a Parigi incalza sempre più, anche l’hacktivismo digitale si muove e nei canali interni delle chat IRC, sul server Anonops, Anonymous ha dato vita all’Operazione Parigi, detta in gergo #OpParis. Vediamo la probabile prima tranche di quella che è il continuo delle operazioni contro l’Isis.

Come era successo per l’operazione Charlie Hebdo, del gennaio scorso e con OpIceIsis, continuo della prima, gli attivisti digitali hanno levato gli scudi contro il terrorismo jihadista. L’operazione contro l’Isis era comunque nata ad agosto 2014, senza riscuotere molte adesioni, poi il boom con Charlie Hebdo. Così hanno creato il canale specifico su cui programmare l’azione (#OpParis, come è uso il canale ha lo stesso nome dell’azione stessa), hanno editato il classico video e creato l’account da dove rilasciare le notizie ( @ opparisofficial), infine hanno scritto il manifesto, detto in gergo ‘press release’, ovvero il comunicato su cui vengono scritte le motivazioni della Op.

Questa volta ad essere scansionati dagli hacktivisti anche i profilo del DeepWeb di Galaxy2, un social network accessibile solo con Tor. “Stiamo seguendo qualsiasi account che appoggia gli attentati per poi segnalarlo alle autorità”, hanno dichiarato dalla chat. “Non fate DDoS ( Distributed Denial of Service, attacco informatico che non permette di raggiungere i siti internet) - hanno scritto nelle chat gli hacktivisti – ma solo Sql Injection (Attacco che sfrutta le vulnerabilità del codice e grazie al quale ci si introduce all’interno della query SQL) per prelevare i dati”, che a detta loro dovrebbero essere riportati agli investigatori. In più questa volta Anonymous avrebbe deciso di usare anche l’ingegneria sociale, creando falsi account twitter di simpatizzanti jihadisti, in modo da cercare eventuali collegamenti diretti con le fonti terroristiche. “Ogni singola informazione verrà raccolta, schedata e indirizzata agli organi competenti.

Dall’attentato a Charlie Hebdo, che causò la morte di 14 persone, è stato chiaro il nostro intento: distruggere ogni forma di comunicazione, propaganda che si appoggiasse al califfato intaccando la libertà del mondo intero”, hanno scritto sul press. In poche ore gli account di presunti jihadisti trovati sono stati più di 200, per un bilancio iniziale di almeno 15 sospesi.

Il Sistema anti Isis di Anonymous

Data l’eterogeneità del cyberattivismo, altre cellule Anonymous, da altri posti del cyberspazio, ci hanno riferito di aver scritto un sistema informatico complesso, il quale in automatico seleziona target pro Isis e, come spiegano gli hacktivisti, funzionerebbe caricando i target che vengono poi inviati ad un sistema sofisticato di comando e controllo, da qui una serie di bots interni (robot informatici programmati per svolgere una determinata funzione) coordinerebbero gli attacchi ai target, che vanno dagli account Twitter ai siti internet. A detta delle fonti Anon il sistema sarebbe perfetto, tanto che possono partecipare agli attacchi dei target tutti singoli anon che vogliono, anche se non sono online in quel momento, in un coordinamento sincronico, simile a un alveare, come hanno spiegato le voci Anonymous. Per mezzo di questo ’sistema’, come lo chiamano loro, già migliaia di profili Twitter e siti, sarebbero stati chiusi.

Ricordiamo che la lotta all’Isis di Anonymous è volta a fermare la propaganda mediatica dei jihadisti. Il sistema risulterebbe essere pericoloso se usato impropriamente, verso obiettivi governativi ad esempio, diventerebbe nell’immediato un’arma digitale. Nonostante la richiesta, gli anons non hanno voluto mostrare visvamente come lavora lo scipt, data l’alto rischio per il giornalista di trovarsi in situazioni fuori dalla legalità.

L’Allerta razzismo

Durante l’operazione non è mancato chi ha levato la polemica sul rischio alto di sfociare nel razzismo, rischio che oltrepassa i confini dell’hacktivismo, ovviamente e che è esteso al mondo intero: “Smetti di seguire questa azione – mi ha ammonita in una chat uno dei cyberattivisti -, stanno riportando ogni account di musulmani e questo discrediterà la nostra idea, facendo di essa solo razzismo, sono solo a caccia di fama. Riportare account musulmani senza saper leggere l’arabo significa che le persone cominceranno a segnalare qualsiasi account islamico”. “I rifugiati sono vittime in questo momento, la propaganda razzista è sbagliata”, hanno scritto ancora sul canale.

  • Jone Pierantonio (giornalista indipendente).

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